Fuga per la vittoria

Una partita epica perché non è detto che nel calcio siano i buoni a vincere e non è neanche necessario, altrimenti non sarebbe una partita ma un film.

Quello che conta è che sia, sempre e comunque, una storia.

Ed è proprio una storia che voglio raccontare…

Siamo finalmente al giorno della partita, le squadre sono in campo pronte a battagliare. Nonostante le dichiarazioni di rito volte a enfatizzare la normalità dell’incontro, l’attesa per il match si era fatta pesante e i giorni precedenti erano stati carichi di emozione.

Lo stadio è pieno, le televisioni sono sintonizzate, la sfida ha riacquistato, dopo tanto tempo, importanza anche per la classifica. Si aprono le danze.

A sorpresa alla fine del primo tempo di una partita che i Viola sentono da sempre (ma sotto sotto anche gli strisciati)… gli ospiti sono meritatamente in vantaggio 2 – 0 e la contesa sembra chiusa.

Ma accade l’imponderabile, nel giro di 15 minuti la squadra di casa ribalta il risultato e vince, si parlerà a lungo di una partita epica utilizzata spesso per sfottere gli sconfitti.

Di che partita si tratta?

Ora, dopo questa partita, i tifosi viola sono sempre stati sbeffeggiati negli anni, campionato dopo campionato (esclusi quelli di serie B per entrambe le avversarie) fino all’ultimo, catastrofico cappotto dello scorso anno.

E adesso ci danno di provinciali perché godiamo a dismisura dell’ultimo 4 – 2 anche se gli brucia , e non poco, finora avevano sbandierato questo incontro e la stincata di Del Piero.

Ebbene io rispondo col mio Pepito ma non mi ci impegno più di tanto perché so che in fondo è una partita come le altre ma con un significato diverso dagli altri e loro non potranno mai capirlo questo.

Non possono capire cos’è vincere aiutati contro chi di aiuti ha sempre vissuto, il bello di una partita vinta non dal più forte ma dall’umile con la borsa più piccola, il pronostico già scritto, cancellato in un attimo, il ribaltone senza alibi perché alla fine ha vinto, meritatamente, il più bello, il più puro, novello Galahad con un risultato così tondo da non poter nemmeno essere contestato.

Ma forse anche meno, la rivincita del reietto, del Dio minore, per etichettatura, al quale da sempre è precluso un angolo di cielo.

Una partita che vale un anno? Non direi. Anche meno di un derby. Però forse un simbolo si, di rinascita e giustizia.

Ecco, tutte queste cose “loro” non potranno mai capirle, perché a furia di giustificarsi con la propria coerenza per imparare a godere delle vittorie rubate, alla fine pagano pegno alla loro obiettività.

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